Variant 1

16 August 2016

Alex took taxi to Manchester, plane to Venice, taxi to Mestre, three trains to Calalzo where I was waiting with Alberto's taxi to take us to the last Faloria funivia of the day at 4.30.  Out of the cable car we avoided the land-rover taxi and walked to Rifugio Tondi while Alex tried to figure out if he was coming or going.

 The view from the dining room at Rifugio Tondi across Cortina astonished us while we tucked into our supper. Thinking about a digestivo we looked at the amazing range of grappa - including one with snakes in the jar. A great introduction to the Dolomites. 

 This morning we descended to Forcella Faloria, with a herd of chamois grazing below, before climbing up tortuous scree to Punta Negra. The drop down the other side into the wild, remote corrie is protected with cable but still required careful descent.

 Lunch, then a short climb to the exposed ledge called Cengia del Banco, always on the edge of an enormous drop down to the valley on your right, you tip-toe along the path watching every footstep with total concentration. 

 The path traverses the vertical wall below the Sorapis glacier to a natural stonechute where Alex had a close call with a falling rock. That sobered us up a bit from the euphoria of such an enjoyable route with views across all the Dolomites. After a cool drink from the only stream on the rockface we reached the start of the proper via ferrata. 

 Still traversing, we suddenly had to climb down steep cables and ladders to cross a gully and upwards steeply on the other side. The cable disappeared between vertical ridges above our heads then broke right to a narrow, sloping, rubble-strewn ramp across a vertical wall with a bottomless drop below. Look closely and you will see Alex in his element. 

 Safely across onto easier ground we came across a pair of Ibex who grazed on the scraps of vegetation between the rocks and watched us without much concern as we passed by a couple of metres away.

 We sped up along the path to Forcella Grande and down to the old, charming Rifugio San Marco for the night.


16 agosto 2016

Alex ha preso un taxi per l’aeroporto di Manchester, un volo fino a Venezia, un taxi per Mestre, ben tre treni per arrivare a Calalzo dove lo aspettavo nel taxi di Alberto che ci ha portato a Faloria per prendere l’ultima funivia del giorno che parte alle 16:30. Dopo la funivia abbiamo evitato il taxi-Land Rover e abbiamo camminato fino al Rifugio Tondi, mentre Alex cercava di capire se era ancora al mondo.

Siamo rimasti stupiti dalla veduta di Cortina dalla sala da pranzo mentre gustavamo la cena al Rifugio Tondi. Pensando di prendere un digestivo, abbiamo trovato un’incredibile gamma di grappe di tutti tipi – compreso una bottiglia contenente delle vipere. Ottima introduzione alle Dolomiti per Alex!

Stamattina siamo scesi fino a Forcella Faloria, con una bella compagnia, un branco di camosci laggiù che ruminavano, prima di salire il tortuoso pendio sassoso fino a Punta Negra. La discesa dall’altra parte cade in un remoto bacino glaciale, pur essendoci corde da protezione è necessario comunque scendere con prudenza.

Pausa pranzo e poi una breve arrampicata fino all’esposta Cengia del Banco, sempre sul margine dell'enorme precipizio sulla destra, si procede sul sentiero in punta di piedi guardando ogni passo con totale concentrazione.

Il sentiero attraversa la parete verticale sotto il ghiacciaio del Sorapiss fino a un naturale scivolo per pietre, dove Alex si l’è cavata per un pelo schivando una frana. Questo ci ha fatto smaltire l’euforia di un percorso così divertente con veduta di tutte le Dolomiti. Dopo un rinfrescante sorso dall’unico ruscello sulla facciata rocciosa, siamo giunti all’inizio della via ferrata vera e propria.

Attraversandola, all’improvviso siamo dovuti scendere aiutandoci con i cavi e percorrere delle scale per varcare il canale e poi ci toccava una ripida salita dall’altra parte. Il cavo è sparito tra i crinali verticali sopra le nostre teste e di seguito girava a destra portandoci a una rampa stretta, pendente e coperta di macerie lungo la parete verticale, con un precipizio nel vuoto sotto. Guardate bene la foto e vedrete che Alex è nel suo ambiente naturale.

Giunti sani e salvi al terreno più facile, abbiamo avvistato una coppia di stambecchi che brucavano la scarsa vegetazione tra le rocce e ci guardavano con disinteresse mentre passavamo a pochi metri di distanza da loro.

Abbiamo superato in fretta il sentiero per Forcella Grande e poi siamo scesi fino al vecchio, affascinante Rifugio San Marco per la notte.