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Rifugio Fedaia

4 August 2016 

Amelia's engraved drawing of Sasso di Ronch, on the front page of our website, is probably the most powerful image in her book. It certainly caught our eyes and compelled us to come here in the first place and over the next 40 years I kept coming back with friends, family and sometimes alone. Surprisingly, I had never seen the real Sasso di Ronch until today so, for me, it was a very special day.

Sometimes too much anticipation creates frustration when things don't work out so well and that was true this morning. Up with the lark, I was in Rocca Pietore just after 8 pushing enthusiastically uphill but on the wrong path - my own fault for not checking the map. Back to Rocca I found the right path but after a while it was diverted due to a landslide and I ended up back in Caprile at 9, frustrated but glad that I checked out the route for others to follow. 

It's a steep climb up to Ronch but the path is good and cool in the trees. Sasso di Ronch is similar to the InPin on the Cuillin Ridge - from the end it looks like a spike but from the side it's actually a blade of rock. While Amelia's drawing is spectacularly accurate, it's impossible to photograph from where she sketched because new trees obscure the view. This photo is the closest I could get and the little log cabin is still there hidden by trees. 

After coffee and cake at Rifugio Migogn I set off along another military track built during World War 1, across a pass at Col de Cajiera and around the upper slopes of Val de Davedin, another beautiful secluded valley. Crossing this pass you lose sight of Pelmo and Civetta to be confronted with Punta Serauta, the eastern end of Marmolada. 

The good track continues through log-cabin communities to a pass at El Jof,  2157m. The 15cm-wide path over the pass is an adrenaline-pumping, grassy, high-wire with a bottomless drop down on your left. I crept along like a tight-rope walker with my arms outstretched below the Crepe Rosse crags, with total concentration on where I placed each foot until the slope eased, or maybe I got over my anxiety. An hour later I was thankfully down at the roadside with 45mins more uphill on tarmac to the fabulous Rifugio Fedaia, a welcome from Giorgio and a hot shower. 


4 agosto 2016

Il disegno che feci Amelia del Sasso di Ronch è probabilmente l’immagine più potente del suo libro. Ha sicuramente attirato la nostra attenzione e ci ha obbligati a venire qua in prima istanza, e per 40 anni continuo a tornare con amici, parenti e, talvolta, da solo. Stranamente, non avevo mai visto il vero Sasso di Ronch, quindi oggi per me era una giornata molto speciale.

A volte tanta aspettativa crea della frustrazione se le cose non vanno per il verso giusto, è così è andato stamattina. In piedi al canto del gallo, poco dopo le 8 ero già arrivato alla Rocca Pietore salendo con entusiasmo sul sentiero sbagliato – colpa mia per non aver controllato la cartina. Tornato alla Rocca, ho trovato il sentiero giusto, ma dopo un po’ c’era una diversione dovuta a una frana e mi sono ritrovato a Caprile alle 9, assai frustrato, ma nello stesso tempo contento di aver controllato il percorso per quelli che lo seguiranno.

La salita fino al Sasso di Ronch è ripida, ma il sentiero è buono e c’è fresca sotto gli alberi. Il Sasso di Ronch è simile al InPin della Cuillin Ridge – dall’estremità assomiglia a uno spuntone, ma visto dal lato è effettivamente una lama di roccia.

Mentre lo schizzo di Amelia è spettacolarmente accurato, è impossibile fare una foto dalla stessa posizione oggi perché la vista è ormai oscurata dalla crescita di nuovi alberi. Ho scattato questa foto da punto più vicino possibile e la capanna di legno c’è ancora, nascosta dietro gli alberi.

Dopo una pausa per caffè e torta, mi sono messo in viaggio su un’altra strada militare costruita durante la Grande Guerra che attraversa un passo a Col de Cajiera e costeggia i versanti più alti della Val de Davedin, un’altra bellissima valle appartata. Attraversando il passo, il Pelmo e il Civetta si perdono di vista e appare di fronte la Punta Serauta, l’estremità orientale della Marmolada.

Si prosegue su un buon sentiero attraverso dei gruppi di capanne di legno fino al Passo El Jof a 2157m. Qui l’orlo del precipizio è costituito da un sentiero erboso largo tutto 15cm sopra il passo, che era una botta di adrenalina! Ho avanzato lentamente come un funambolo con le braccia tese sotto le rupi di Crepe Rosse, con totale concentrazione sul dove poggiare ogni piede finché la pendenza diventava meno ripida, o forse avevo superato la mia ansia. Un’ora più tardi ero fortunatamente su bordo strada con una camminata in salita di 45 minuti su asfalto per raggiungere il favoloso Rifugio Fedaia e un caloroso benvenuto da parte di Giorgio, seguito da una doccia molto calda!